Maria Luisa Vallino

“Lo specchio di Alice”: Un’interpretazione psicologica 

                                                

La fiaba di cui ci occuperemo segue la traccia di ciò che  Joseph Campbell ha definito “l’unità nucleare del monomito”, un percorso, riscontrabile in moltissime fiabe, che vede l’eroe o l’eroina del racconto muoversi attraverso tre tappe ben definite: Separazione- Iniziazione- Ritorno.
 L’eroe - l’eroina nel nostro caso - abbandona il mondo normale per avventurarsi in un mondo meraviglioso e soprannaturale; qui incontra forze favolose e riporta una decisiva vittoria; infine fa ritorno dalla sua misteriosa avventura dotato del potere di diffondere la felicità tra gli uomini.
Ci sono due tipi di vittoria sulle cosiddette forze del Male: In alcuni casi l’eroe riporta un trionfo domestico, microcosmico, ottiene cioè una piccola vittoria sui propri oppressori personali, in altri casi, l’eroe riporta dalla propria avventura un trionfo macrocosmico, collettivo, il mezzo di rigenerazione per l’intera società.
Il libro della Pugliese accoglie in sé entrambi i significati simbolici: si potrebbe quasi azzardare che la vicenda personale di  Alice è il pretesto per una profonda trasformazione che investe anche il Collettivo.
Perché troviamo uno specchio al centro della narrazione?
Nello specchio ci si riflette; lo specchio riflette la nostra immagine. La parola “riflettere” ha un duplice significato: vuole anche dire impegnarsi a pensare. Pensare, riflettere, significa ripiegarsi su se stessi, ritrovare la propria identità. In questa prospettiva l’eroe di un racconto è il simbolo di quella divina immagine creatrice e redentrice che è celata entro tutti noi ed attende soltanto di essere riconosciuta e portata alla luce.
Lo specchio è il luogo della trasformazione e del rinnovamento, perché consente alla protagonista di addentrarsi nella cupa notte dell’anima per uscirne più consapevole. Quella di Alice è l’avventura di chi ha voluto obbedire al segreto richiamo di un cammino solitario; questo viene definito dai mitologi  l’Appello o la chiamata all’avventura.
Coloro che hanno risposto all’appello incontrano per prima cosa, durante il viaggio, un protettore che fornisce loro degli amuleti contro le difficoltà che stanno per affrontare.
Alice assiste a un prodigio e in seguito si imbatte in una figura assai singolare : “Quel viso sembrava custodire nello sguardo intenso una saggezza di tempi lontani, in contrasto con l’aspetto di giovane uomo. I lineamenti sembravano trasfigurati ed erano di una delicata bellezza che poco aveva di umano…(…)…Alice rimase accecata dalla luce abbagliante che improvvisamente sprigionarono i suoi occhi scuri. Voltò il viso per ripararsi un istante, ma nel volgere lo sguardo alla nuova apparizione, si trovò sola nella folla con un medaglione verde tra le mani…”
Questa figura rappresenta il destino benevolo e protettore. Molto spesso il soprannaturale soccorritore è di sesso maschile. Nelle favole è talvolta un nanetto dei boschi, un mago, un eremita, un pastore o un fabbro  che compare all’improvviso e fornisce all’eroe gli amuleti e i consigli di cui ha bisogno. Nel poema di Dante il ruolo di figura-guida è sostenuto da Virgilio, che sulla soglia del Paradiso cede il posto a Beatrice.
Ad un livello profondo il soccorritore rappresenta il sostegno offerto alla nostra personalità conscia da quell’altro più vasto sistema che chiamiamo inconscio.
L’angelo custode di Alice è anche l’incarnazione del senso nel percorso esistenziale della protagonista e sia nelle fiabe che nei sogni viene spesso rappresentato da figure maschili positive. A livelli evoluti  dello sviluppo emotivo questa personificazione maschile inconscia permette alla donna di operare scelte consapevoli nella sua vita; personifica la capacità di coraggio e la pone in contatto con la fonte della sua creatività personale.  A tali figure la psicologia di matrice junghiana assegna il nome di Animus positivo.
In contrasto con questa immagine, troviamo la figura di Rufus,  il tiranno.
Egli è l’immagine classica dell’Animus distruttivo.Tradotto in termini intrapsichici è la tendenza presente in molte donne ad autosvalutarsi: Non sei nessuno, Non ce la farai mai, Non piaci a nessuno…
Rufus è anche l’atteggiamento sospettoso che dimora nelle persone che hanno sofferto a causa di qualcuno, come spiega pazientemente la Sibilla ad Alice. Rufus è altresì l’equivalente del drago cattivo, figura mitologica di cui conserva la caratteristica distintiva di sputare fuoco. Ha intrappolato lo spirito del drago buono che potremmo definire l’istinto più primitivo e naturale, una sorta di conoscenza ancestrale che gli uomini si tramandano inconsapevolmente da secoli e secoli. Boredus, il drago, in contrapposizione a Rufus rappresenta la Saggezza e l’Equilibrio.
Il tema dell’Equilibrio credo rappresenti il fine verso cui tende la fiaba: D’altra parte tutti noi siamo continuamente in bilico tra opposti antitetici o tra scelte indecidibili, come quella nella quale viene a trovarsi Alice all’inizio della sua avventura oltre lo specchio: “La strada che cerchi, mia piccola, è ricca di delizie: troverai acqua fresca con cui dissetarti e dolce miele con cui nutrirti. Il cammino verso la verità è per gli uomini valorosi: devono essere premiati per il loro coraggio, la loro virtù. Segui questo percorso e troverai ciò che cerchi. Fu allora che apparve alle spalle della fata un’anziana donna. Il suo volto portava i segni dell’età. Interruppe la fata. Non farti ingannare dalle sue promesse: La mia età è garanzia di saggezza. La strada che ti condurrà a Boredus è quella più dura, perché il cammino verso la verità è il più difficile…”
 Le due fate consigliere sono a mio avviso due modalità di affrontare la vita: da una parte troviamo, per dirla con James Hillman, un atteggiamento puer, che nei suoi aspetti più deteriori rappresenta la superficialità e l’edonismo e, dall’altra, un atteggiamento senex, che a livelli esasperati rappresenta l’eccessiva prudenza e diffidenza e la necessità di sperimentare le vie più ardue.
Il coniglietto e Rebecca sono due figure che Alice incontra durante la sua missione e rappresentano due diverse modalità di vivere il problema del distacco. Separarsi da qualcuno è sempre difficile, soprattutto se il legame di attaccamento è stato molto intenso. Ma perché Alice lascia andare Buddy e scappa a sua volta da Rebecca? Perché  il coniglietto ha ancora bisogno delle cure materne e Rebecca vuole trattenerla col ricatto. Ognuno di noi, dentro o fuori le fiabe ha una sua vocazione e una sua missione nella vita. Deviarne il corso con l’astuzia, l’invidia o il ricatto ritarderebbe solo i tempi di realizzazione .
Alice deve riappropriarsi della sua identità, entrare in contatto con entrambi gli scettri di Boredus  e conquistare il tesoro della conoscenza interiore per crescere, uscire dal mondo incantato e tornare in quello reale, più adulta e più consapevole.

Bibliografia:
 Joseph Campbell, “Il potere del mito”,Tea, Milano
Joseph Campbell, “L’eroe dai mille volti”, Feltrinelli, Saggi, Milano
James Hillman, “Puer Aeternus”, Adelphi, Milano
Angela Pugliese, “Lo specchio di Alice”,sec. ed. ,Papageno, Bari

Lo specchio di alice : copertina

 

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