Palma Laera
Connubio tra musica, pittura e sentimenti
Fin dai suoi albori l’Occidente è stato percorso da tentativi teoretici di correlare la sensazione uditiva della musica con quella visiva della pittura e dei colori .
All’inizio la questione venne sollevata da parte dei teorici della musica, che tentarono una “fusione” tra musica e colore cercando di creare uno strumento che permettesse la formazione di colori durante l’esecuzione di note musicali .
Luis-Bertrand Castel tra il 1725 e il 1735 presentò il Clavecin oculaire (clavicembalo oculare) che doveva avere la capacità di dipingere i suoni con i colori ad essi corrispondenti, in maniera tale che “un sordo potesse gioire della bellezza di una musica tramite i colori ed un cieco potesse giudicare dei colori tramite i suoni” .
Lo strumento doveva funzionare come un clavicembalo tradizionale, tranne per il fatto che ad ogni nota era associato un colore che si doveva mostrare allorché si pigiava il tasto della nota corrispondente .
Nel 1877 Bishop brevettò un organo a colori che permetteva di suonare avendo una corrispondenza visiva con luci colorate proiettate tramite la retro illuminazione di vetri colorati azionati dai martelletti dell’organo. Nel 1895 l’inglese Rimington ideò uno strumento costruito da una cassa munita di aperture chiuse da vetri colorati, la quale racchiudeva un arco elettrico; le aperture si potevano chiudere o aprire con un meccanismo azionato da una tastiera muta che proiettava i colori su uno schermo bianco.
La costruzione di strumenti del genere continuò per l'intero Ottocento con l'intento di trovare delle corrispondenze "scientifiche" tra suoni e colori, ma l'epoca di massima sperimentazione fu il primo trentennio del Novecento, quando fu tentato di tutto: organi che producevano sia musica che colori o tastiere che creavano direttamente il colore senza emettere alcun suono (Salvetti G., La nascita del Novecento, Torino,EDT 1991).
Tuttavia, il connubio musica-colore si poteva interpretare anche secondo una diversa linea: assegnare alla pittura una dimensione temporale come quella della musica, e in questo ambito ci fu in Europa un fiorire di esperimenti e riflessioni teoriche concentrate nel decennio precedente la Grande Guerra.
Influenzato dagli esperimenti e le ricerche di Bishop e Rimington, nel 1909 il compositore russo Aleksandr Skrjabin, con il poema sinfonico "Prometeo", scrisse una partitura in cui le note dovevano corrispondere a luci colorate.
Il “poema del fuoco” op.60 era il primo tentativo di unificare organicamente due arti con elementi musicali e pittorici. Nel Prometeo ad ogni modulazione armonica corrisponde una modulazione cromatica: la musica è inseparabile dai colori. La luce e il colore si identificano con la musica stessa.
La sua idea era quella di costruire una tastiera per luce che permettesse di associare ai tasti delle note tradizionali i colori ai quali Skrjabin affidava il suo senso visionario di sintesi cosmica di suono e luce.
Nella partitura infatti il primo pentagramma, in chiave di violino, è indicato semplicemente “Luce”. Ad ogni colore del “Prometeo” Skrjabin associa un significato profondo: ogni colore non è fine a se stesso, ma rientra in un disegno superiore; ognuno di essi è simbolo ed essenza della leggenda di Prometeo.
Questi non è il peccatore che viene punito per la sua trasgressione ma colui che è in grado di ribellarsi agli Dei, che inganna Zeus rubandogli il fuoco. Prometeo è il vero eroe che grazie alla saggezza arriva alla ribellione contro il potere assoluto della divinità.
I colori si accompagnano ai diversi temi con una certa regolarità: il blu è il colore della ragione, il rosso invece esprime la materialità e la banalità delle cose umane; il giallo del sole accompagna momenti in cui l’uomo prende coscienza della propria dignità ; il verde, che scompare quasi definitivamente con l’ingresso di Prometeo (rappresentato musicalmente dal pianoforte) è il Caos.
Skrjabin ordina le tonalità in base allo spettro solare ricavandone uno schema definito e associando ad ogni tonalità-colore, un particolare sentimento. Ad esempio il Do corrisponde al rosso e alla volontà; il Sol al rosa e al gioco; il Re al giallo e alla gioia; il La al verde e al Caos e così via. Il compositore associava spontaneamente ad ogni suono un’immagine luminosa.
Egli non fornisce indicazioni su come realizzare la sua opera. Si sa che Skrjabin pensò di commissionare la costruzione di un apposito strumento ad Aleksandr Mozer, fotografo e insegnante di elettromeccanica alla Scuola di Istruzione Tecnica Superiore di Mosca; Mozer mise a punto un apparecchio costituito di 12 lampadine colorate poste circolarmente su un supporto di legno, che si accendevano con dei pulsanti; lo strumento però fu terminato solamente alcuni mesi dopo per la prima esecuzione del Prometeo (15 marzo 1911) che risultò quindi privata di una sua componente fondamentale.
Arnold Schönberg doveva aver ben presenti le esperienze di Skrjabin quando iniziò a comporre, a partire dal 1909, Die glückliche Hand (La mano felice).
La partitura riporta specifiche indicazioni di colori da proiettare su uno schermo in rapporto allo scorrere della musica: "Il gioco della luce e dei colori non è costruito solo sulla base delle intensità, bensì secondo valori che si possono paragonare solo alle altezze dei suoni. Anche i suoni e le gradazioni del colore si collegano e si amalgamano agevolmente tra loro solo quando hanno una reciproca relazione di fondo."
Sembra opportuno a questo punto fare un cenno proprio alla pittura strettamente relazionata alla musica ed in particolare a Wassily Kandinsky che nel libro Lo spirituale nell’arte, tentò di costruire una teoria dell'armonia in pittura, analizzando l'effetto che i colori esercitano sullo spettatore ( W. Kandinsky – Der blaue Reiter – Monaco, Maggio 1912)
"Poiché il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso sull'anima, si può dunque indirizzare l'arte pittorica del futuro nell'uso del colore come suono e ripartire la pittura in composizioni semplici (o melodiche) e complesse (o sinfoniche).
L’idea di Kandinsky era quella di un’arte in cui la compresenza dinamica di mezzi diversi (il colore, il suono, il movimento) avrebbe consentito le vibrazioni interiori profonde capaci di far risuonare in vari modi l’anima del fruitore.
BIBLIOGRAFIA
SALVETTI G., La nascita del Novecento, Torino,EDT 1991 (Storia della musica a cura della Società italiana di musicologia, vol. X).
LANZA A., Il secondo Novecento, Torino, EDT 1991 (Storia della musica a cura della Società italiana di musicologia, vol. XI).
KANDINSKY W, Der blaue Reiter, Monaco, maggio1912