Luce e buio in Romeo and Juliet
Maria Cristina Consiglio
Questo articolo si propone come una riflessione sulla valenza che luce e buio, notte e giorno assumono nella tragedia Romeo and Juliet di William Shakespeare. Si tratta di verificare attraverso l’uso del software Wordsmith Tools (ideato da Mike Scott presso l’Università di Oxford) l’ipotesi critica secondo la quale, in Romeo and Juliet, Shakespeare sovverte il luogo comune per cui la notte e il buio sono associati al male e alla morte, mentre il giorno e la luce sono associati alla vita. Tale prospettiva di studio rientra nel campo della Corpus Linguistics, disciplina relativamente recente, soprattutto per quanto riguarda le sua applicazioni ai testi letterari, che si propone come una branca della linguistica applicata che utilizza gli strumenti informatici per l’elaborazione di grandi quantità di dati linguistici.
La prima questione da risolvere per poter applicare gli strumenti della Corpus Linguistics riguarda la creazione dei corpora. I testi letterari appartenenti ad epoche passate sono facilmente reperibili on-line, tale disponibilità rende relativamente facile la creazione dei corpora: è sufficiente trasformare le versioni elettroniche dei testi che interessano in un formato compatibile con il software che si intende utilizzare. Il corpus in oggetto contiene il testo di Romeo and Juliet privo delle didascalie che avrebbero potuto falsare i risultati dello studio.
Una volta creato il corpus, è stato possibile procedere prima ad un’analisi quantitativa, riguardante le frequenze di uso delle singole parole, e poi ad un’analisi qualitativa, riguardante le concordanze delle parole ‘night’, ‘dark’, ‘day’ e ‘light’ in modo da verificarne la cosiddetta semantic prosody (prosodia semantica), definita da Bill Louw come “a consistent aura of meaning with which a form is imbued by its collocates” (Louw, 1993: 157).
Per quanto riguarda l’analisi quantitativa, lo studio delle liste di frequenza consente di identificare le parole più ricorrenti nel testo; una volta escluse le grammatical words (preposizioni, congiunzioni, articoli, pronomi, ausiliari) è risultato che la content word più usata è ‘love’ (141 ricorrenze cui devono essere aggiunte le 37 ricorrenze delle sue varianti, per un totale di 178) seguita da ‘death’ (71 ricorrenze cui vanno aggiunte le 78 ricorrenze delle sue varianti per un totale di 149), dato non sorprendente visto che il dramma chiarisce sin dall’inizio che l’argomento della rappresentazione sono le vicende di due ‘star-crossed lovers’ (Prologo v.6) e del loro ‘death-marked love’ (Prologo v.9). Come ha evidenziato Melchiori, Romeo and Juliet è insieme tragedia d’amore e tragedia lirica che si rifà alle convenzioni della poesia d’amore cortese, l’arte retorica della sonettistica cinquecentesca espressa in tutte le sue potenzialità per conferire dignità tragica ad una storia d’amore (Melchiori, 1994: 208-209), anche se il dramma sembra esplorare i limiti dei tropi ovidiani, platonici e petrarcheschi, sovvertendo appunto le attese dello spettatore (Davis, 1996: 63).
Per quanto riguarda le parole oggetto di questo studio, si trovano anch’esse nelle prime posizioni della lista di frequenza: ‘night’ ricorre 68 volte, ‘dark’ 7, ‘darkness’ 1, per un totale di 76 ricorrenze; ‘day’ ricorre 45 volte (cui vanno aggiunte le 14 ricorrenze delle sue varianti), ‘light’ 30, ‘daylight’ 4, per un totale ancora di 93 ricorrenze. I numeri sembrano suggerire la centralità nel dramma shakespeariano dei termini in esame, ma non è possibile attribuire loro alcun significato se non se ne effettua un’analisi qualitativa consistente nello studio delle cosiddette concordance lines, che consente di verificare i diversi usi e i diversi significati che un dato lemma assume in un testo in base al suo co-testo.
La tabella che segue mostra le concordanze più significative del lemma ‘day’, quelle la cui sematic prosody è evidente senza dover espandere il co-testo:
She's dead, alack the day! Alack the day, sh
lack the day! Alack the day, she's dead, she's
are undone. Alack the day, he's gone, he's kill
? It did, it did, alas the day, it did. O serpent h
ver was seen so black a day as this! O woeful d
to your chamber. The day is broke, be wary, l
id yet behold! O day, O day, O day, O hateful d
ehold! O day, O day, O day, O hateful day, Ne
id scorn the earth. This day's black fate on mor
joyed. So tedious is this day As is the night bef
ntable day, most woeful day That ever, ever I di
l day! Most lamentable day, most woeful day T
is here? O lamentable day. What is the matt
? Look, look! O heavy day! O me, O me, my
O day, O day, O hateful day, Never was seen s
a day as this! O woeful day, O woeful day! Be
O woeful day, O woeful day! Beguiled, divorcè
the field. O lamentable day! O woeful time! D
bout. Then, window, let day in, and let life out.
woeful, woeful, woeful day! Most lamentable d
appy, wretched hateful day! Most miserable ho
Tabella 1: concordanze di ‘day’
Come si può facilmente notare dalla tabella, la parola ‘day’ è sempre associata ad aggettivi dal significato negativo – quali ‘woeful’, ‘lamentable’, ‘wretched’, ‘hateful’, ‘miserable’, ‘tedious’ – o a parole quali ‘dead’ e ‘alack’ o ancora ad espressioni quali ‘let life out’, tutte miranti ad accrescere la valenza negativa con cui la parola è usata nel corso del dramma.
Analogamente è utilizzata la parola ‘light’, come si può verificare dalla seguente tabella:
but heavy I will bear the light. Nay, gentle Romeo
that make dark heaven light. Such comfort as
air, And yet not fall, so light is vanity. Good eve
rch for me. Let wantons light of heart Tickle the
t, or -- more light, more light --for shame, I'll m
Anon comes one with light to ope the tomb, A
waste our lights in vain, light lights by day. Take
n delay We waste our lights in vain, light lights
Tabella 2: concordanze di ‘light’
Per quanto riguarda la parola ‘light’, bisogna prestare attenzione al significato con cui viene utilizzata nel testo; infatti oltre che con il significato di luce, il termine viene usato da Shakespeare come aggettivo, con il significato di leggero, proprio per giocare sulla polisemia del termine in linea con lo stile ricercato delle sue prime opere. Inoltre, alla parola ‘light’ va associato il termine ‘lightning’ – lampo – una delle immagini dominanti della tragedia a partire dalla descrizione dell’amore appena sbocciato fatta da Giulietta in II,ii vv. 118-120: ‘It is too rash, too unadvis’d, too sudden, / too like the lightning, which doth cease to be / ere one can say ‘It lightens’’ [“è troppo rischioso, spericolato, improvviso, / troppo simile al lampo, già passato prima che uno / possa dire ‘lampeggia’” (trad. di S. Sabbadini ed. Garzanti, 1991)]; fino all’amaro gioco di parole di Romeo che si prepara al suicidio in V,iii vv.88-91: ‘How oft when men are at the point of death / have they been merry! Which their keepers call a lightning bifore death. O how may I / call this a lightning?’ [“Quante volte gli uomini in punto di morte / provano allegria! Chi li veglia lo chiama / il lampo prima della morte. / Ma come potrei chiamare questo un lampo?” (trad. di S. Sabbadini)]. L’immagine del lampo che rischiara all’improvviso l’oscurità è emblematica del senso risposto della tragedia, tutta costruita sull’alternanza tra scene diurne, in cui domina la violenza, e scene notturne, in cui si sviluppa la trama d’amore, in cui oscurità e luce spesso si sovrappongono in ossimori.
L’analisi delle concordance lines è stata effettuata anche con i termini antinomi, ‘night’ e ‘dark’.
lind, It best agrees with night. Come, civil night,
have stayed here all the night To hear good cou
ear Romeo, and good night indeed. If that thy
in. O blessèd, blessèd night! I am afeard Bei
sudden business. Good night. Get thee to bed
early by and by. Good night. Wilt thou be gon
angs upon the cheek of night As a rich jewel in
n's back. Come gentle night, come loving black
s with night. Come, civil night, Thou sober-suite
sick tomorrow For this night's watching. No not
the gentleman? This night you shall behold hi
saw thee here. I have night's cloak to hide me
ou knowest the mask of night is on my face, El
world will be in love with night And pay no wors
urtain, love-performing night, That runaways' e
Go, girl, seek happy nights to happy days.
rn at our solemnity this night. Young Romeo is
rted with the humorous night. Blind is his love,
y convoy in the secret night. Farewell; be trust
ht love, Which the dark night hath so discoverèd
rful hollow of thine ear. Nightly she sings on yon
saw true beauty till this night. This, by his voic
u art As glorious to this night, being o'er my he
ound lovers' tongues by night, Like softest musi
ilt lie upon the wings of night Whiter then new
Tabella 3: concordanze di ‘night’
Come si evince dalla tabella, la notte assume un valore positivo, associata ad aggettivi qualificativi quali ‘good’, ‘blessed’, ‘humorous’, ‘glorious’, ‘civil’, o ad espressioni che ne sottolineano il potere di celare e, quindi, proteggere i due amanti – ‘the mask of night’, ‘night’s cloak’.
Per quanto riguarda il lemma ‘dark’ la lettura delle concordance lines sembra essere più complessa:
streaks of light, And fleckled darkness like a dru
love, and best befits the dark. If love be blind, l
nd light, more dark and dark our woes. Enter t
ter keeps Thee here in dark to be his paramour
bird's nest soon when it is dark. I am the drudge
more light and light, more dark and dark our woes.
treading stars that make dark heaven light. Such
light love, Which the dark night hath so discover’d
Tabella 4: concordanze di ‘dark’
Soltanto in alcuni casi è evidente la valenza positiva con cui il termine è usato nella tragedia – ‘best befits the dark’, ‘the dark night hath so discovered’ – a in altri casi è stato necessario ampliare il co-testo, come nel riferimento al ‘bird’s nest’ simbolo di protezione seguito al verso successivo dalla parola ‘delight’, o alla ‘freckled darkness’ che fa riferimento all’oscurità rischiarata dalla luce che penetra tra le ‘eastern clouds’, o ancora l’ossimoro ‘the earth-treading stars that make dark heaven light’. Infine, anche nel caso in cui sembra che il termine ‘dark’ sia associato al dolore, l’ampliamento del co-testo ne chiarisce il significato: l’espressione ‘more light and light, more dark and dark our woes’ significa che con l’approssimarsi del giorno i due amanti sono in pericolo.
Da questa breve analisi si possono rilevare due dati. Innanzitutto, il play è dominato dalle immagini di luce e buio, come si evince dalla lettura delle liste di frequenza; l’immagine della luce, per esempio, è associata al fuoco e al suo opposto, il buio ed è amplificata attraverso i frequenti riferimenti al sole, alla luna, alle stelle, al giorno, alla notte, al lampo. In secondo luogo, l’analisi qualitativa ha mostrato che mentre la notte e il buio sono compagni dell’amore – in effetti tutte le scene d’amore si svolgono di notte e Romeo invoca esplicitamente la notte perché gli garantisca l’intimità – il giorno e la luce gli sono nemici. Il software ha, dunque, confermato il sovvertimento dell’equazione luce / vita – buio /morte, ottenuto da Shakespeare attraverso il suo peculiare uso del linguaggio e il ricorso all’ossimoro che, come evidenzia Lucking, è la figura retorica dominante del play (Lucking, 1997: 8). In Romeo and Juliet la notte, quindi, assume i valori positivi del giorno ed è associata all’amore e alla vita, mentre il giorno e la luce sono associati alla morte; inoltre, la manipolazione linguistica è tale che luce e buio diventano interscambiabili, l’una rappresenta l’altro. Nelle parole dei due amanti il buio si trasforma in luce; nella scena del balcone, per esempio, la notte è menzionata ben 18 volte e la luna e le stelle 13 volte; sembra che Shakespeare voglia sfruttare a sua vantaggio i limiti fisici e rappresentativi del palcoscenico elisabettiano, creando per il suo pubblico la scena attraverso gli occhi dei due innamorati; l’amore tra i due giovani è visto, con le parole di Spurgeon riportate da Muir, come “irradiating glory of sunlight and starlight in a dark world” (Muir, 1973: 93) e, con le parole di Lucking, come ‘a physical night into a spiritual dawn’ (D. Lucking, 1997: 12).
Riferimenti bibliografici:
Davis L., “Death-marked Love: Desire and Presence in Romeo and Juliet”, Shakespeare Survey, 49 (1996): 57-67
Louw B., “Irony in the Text or Insincerity of the writer? The Diagnostic Potential of Semantic Prosodies”, in M. Baker, G. Francis, E. Tognini-Bonelli (eds), Text and Technology. In Honour of John Sinclair, Philadelphia/Amsterdam, John Benjamins, 1993
Lucking D., “‘And all Things Change them to the Contrary’. Romeo and Juliet and the Metaphysics of Language”, English Studies, 78 (1), 1997: 8-18
Melchiori G., Shakespeare, Bari, Laterza, 1994
Muir K., Shakespeare the Professional, London, Heinemann, 1973