Antonio Turi
Editoriale
Con qualche giorno di ritardo, dovuto alla comprensibile difficoltà di rimettersi al lavoro dopo un mese di vacanze, torna il nostro appuntamento con “Apertamente”, la testata di discussione di tematiche legate al mondo dell'arte.
Il tema affrontato questo mese dai nostri collaboratori è “Arte e sovrannaturale”. Un tema quando mai attuale, se si pensa al grande successo ottenuto dai libri di esoterismo, “Il codice da Vinci” in testa.
Certo, l'esoterismo a rigore non può proprio essere definito sovrannaturale. Ma certo quando raggiunge i livelli di Dan Brown o delle tante pubblicazioni nate intorno alla ricerca del santo Graal, ai Templari e via dicendo, gli si apparenta in modo stretto.
Pensiamo poi alla fortunata serie dedicata ad Harry Potter. Lì siamo nel campo del fantastico. Ma le magie del piccolo Harry Potter sono o no sovrannutarali?
Certo è che il sovrannaturale ha sempre esercitato, volendo limitarci ad un ambito più serio, artistico in senso proprio, una grande attrazione sugli autori.
Un destino strano, se pensiamo che l'arte nasce come imitazione della natura. E tale resta per molto tempo. Finché, molto tempo prima della nascita della fotografia, che avrebbe reso inutili gli sforzi delle altre discipline, gli artisti cominciano a subire questa oscura attrazione verso il sovrannaturale.
C'è uno splendido quadro, mi sembra di Holbein. Un autoritratto. Il quadro raffigura il pittore intento al lavoro. La concentrazione traspare evidente dal suo volto. Ma nonostante questo la testa non può che piegarsi leggermente all'indietro, per ascoltare il canto per lui suadente della morte.
Se Holbein ha ragione, e noi pensiamo di sì, ogni creazione artistica non è altro che un serrato dialogo con la morte. Con il sovrannaturale.
Davide Mezzina, con il suo intervento “La piramide rovesciata”, propone, come suo solito, un vertigiono viaggio attraverso simboli, definizioni e concezioni dell'arte. Cercando di rintracciare, come suggerivamo poco fa, il sovrannaturale non nella materia trattata dagli artisti o nelle loro creazioni, ma dentro l'essenza stessa dell'arte.
Maria Cristina Consiglio prende in esame la demonologia in epoca elisabettiana e l'uso che ne fa Shakespeare nel Re Lear. Rivoluzionario anche in questo, Shakespeare presenta un nuovo modo di rappresentare la figura dell'invasato.
Di grande suggestione l'intervento della Vallino, che va ad analizzare il tema di questo numero nel pensiero di chi il legame fra realtà e sovrannaturale ha posto a fondamento stesso della sua riflessione. Stiamo parlano di Jung, che con i suoi archetipi ci immaginava più legati ad un misterioso inconscio collettivo che alla realtà che ci circonda.
Palma Laera ci guida nella più affascinante opera che lega arte e sovrannaturale, dopo la commedia dantesca. Stiamo parlando di “Orfeo”, il mito che è riuscito a coniugare amore, morte, sovrannaturale, arte e quant'altro ancora in un affresco capace di accendere la fantasia e la mano di grandissimi artisti in tutti i campi.
Chiude la pattuglia dei saggisti Angela Pugliese. Con il suo viaggio nella letteratura per l'infanzia francese, Angela Pugliese sta costruendo un interessante panorama di quella particolare letteratura. Sotto i riflettori, questa volta, “Les ficelles du crime” di Nathalie Charles. Romanzo denso, a base di streghe, maghi ed amuleti.
Non poteva mancare, e non manca, una poesia di Silvana Tittarelli. Intitolata Speranza sovrannaturale mette da parte le parole ed applica le nostre teorie.