Davide Mezzina
La metafora alla quale si riferisce il titolo prende le mosse dal concetto che l'opera d'arte si connota per il fatto che ha una ragione , ma non un fine, essa non propone, ma significa non vuole, ma è. In altri termini essa è una dimensione astratta che dalla comparsa dell'uomo abita dentro di lui e lo distingue dagli altri esseri viventi animali e vegetali presenti nel creato. In pratica essa è una dimensione alla quale certi argomenti, concetti, azioni pensieri emozioni si innalzano una volta varcate quelle che possiamo definire le colonne d'Ercole del mondo fisico o fenomenico per trascendere verso il mondo metafisico o ultraterreno. Ne deriva che pittori, scultori, scrittori, architetti, divengono intermediari a volte in modo consapevole, a volte involontario tra l'umanità e l'assoluto per quella capacità che si ritrovano ad avere per natura o per passione ed impegno di tradurre con diverse modalità e strumenti(pittura, scultura, scrittura tele e gesso o semplice foglio di carta ecc.) il mistero della vita e della bellezza del creato nel linguaggio delle forme e delle figure. Emerge quindi come l'arte pur essendo una manifestazione sensibile, resta nel suo intimo una esternazione eminentemente immateriale che attiene alla dimensione sacrale e religiosa dell'uomo nel senso più ampio del termine.
In questa ottica vi è una copiosa gamma di riferimenti che collega il mondo dell'arte a quello religioso che vanno dai templi e pensatori greci quali Platone e Aristotele precedenti la nascita di Cristo alle chiese cattoliche in stile romanico e gotico successive alla nascita di cristo quasi a perenne testimonianza della sua reale presenza sulla terra. Per non parlare dell'arte umanistica che segna il passaggio dalla concezione geocentrica a quella antropocentrica; per poi giungere al rinascimento e proseguire con il “Cogito ergo sum” di stampo cartesiano.
Oggi si assiste a quella che potremmo definire una rivoluzione copernicana nel rapporto tra arte e soprannaturale poiché si è giunti a comprendere una cosa di cui in un recente passato non si aveva il benché minimo presentimento, ossia che il simbolo, il mito, l'immagine appartengono alla sostanza della vita spirituale. Emerge prepotentemente come immagini, simboli, miti non sono creazioni irresponsabili della psiche; ma rispondono ad una ben precisa esigenza e soddisfano una funzione importante: mettere a nudo la natura ultima e le modalità più segrete dell'essere umano. Ne consegue che il loro studio ci consente di conoscere meglio la struttura ontologica dell'uomo .
Questo ultimo confrontandosi con la natura che lo circonda, osserva il suo naturale collegamento con il mondo animale, col quale condivide gran parte delle sue funzioni vitali, ma percepisce allo stesso tempo la sua singolarità e la sua posizione di prevalenza . Egli è depositario di un'identità che si qualifica per la sua unicità e irripetibilità che sicuramente lo porta ad interrogarsi perchè inserita sullo sfondo del pianeta terra, ma anche in un contesto di ben più ampio respiro costituito dall'universo fisico. Da un punto di vista fenomenologico, la singolarità e l'emergenza dell'uomo si manifestano in molteplici modi: nella capacità di adattare a sé in modo progettuale l'ambiente in cui vive e di adattarsi convenientemente ad esso; nel linguaggio, che gli permette forme di comunicazione universali e simboliche che astraggono dalla concretezza e dall'immediatezza della sua vita istintiva nella sua capacità di comprensione del mondo naturale, di cui sa prevedere il comportamento e guidarne la trasformazione; nella sua continua tensione verso mete progressivamente più alte di conoscenza e di volizione che costruiscono la sua storia. Ma caratteristica peculiare dell'essere umano è quella di una dimensione religiosa che lo conduce ad interrogarsi sul senso dell'esistenza, sulla libertà e la moralità dei suoi atti, sull'origine e sul fine di tutte le cose. In tal senso non si può fare a meno di registrare come l'arte attualmente non possieda più quel potere magico ed evocativo che implicitamente richiama alla dimensione soprannaturale poiché gli strumenti tradizionalmente utilizzati dagli artisti come scalpello, tela, pennello colori ,carta e calamaio, sono stati letteralmente soppiantati da strumenti meccanici di riproduzione della immagine quali fotografia, cinema e tecnologie digitali che se riproducono fedelmente la realtà naturale sono più freddi per così dire più asettici e tolgono quel patos che era tipico delle creazioni manuali e che portava l'impronta della creazione rendendo l'uomo simile al Dio traghettandolo così nella dimensione sovrannaturale consentendogli anche in tempi remoti di abbattere le barrire umane dello spazio-tempo. L'arte quindi possiamo considerarla a buon diritto la prima vera macchina del tempo che ha fatto vivere l'uomo in un presente-futuro immanente riuscendo a coniugare il finito della volontà umana e l'infinito desiderio di superare i limiti del terreno. Tutto ciò se inizialmente come nel caso delle civiltà egiziane dei faraoni e per molti altri secoli dopo era solo fatto con il preciso scopo di mostrare l'onnipotenza umana di chi in quanto uomo sapeva a priori di non poterlo essere, successivamente è stato fatto con lo scopo di ricercare attraverso l'opera d'arte le prove dell'esistenza di un essere superiore e di lasciarne la testimonianza alle future generazioni. In definitiva il binomio arte e sovrannaturale non è qualcosa a cui l'uomo può trovare risposte fuori di sé anche con le creazioni più artisticamente pregiate, ma è quel qualcosa che è dentro l'uomo. A tale proposito mi viene in mente la frase di I. Kant il quale affermava: “il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me” da cui si può facilmente arguire il motivo per cui la piramide che è un solido dritto è stata rovesciata.