Palma Laera

Il potere magico-spirituale della musica nell'Orfeo di Monteverdi

 

La musica nell'antica Grecia aveva un potere quasi sovrannaturale potere non solo emotivo, ma addirittura di fascinazione delle facoltà volitive. Si connota quindi come elemento culturale, sociale e come sistema comunicativo che ha il potere di arrivare là dove le parole non possono arrivare.

La musica non è ornamento ma è essenziale portatrice di senso: ha il potere di influire sullo stato d'animo perché i suoi elementi costitutivi consentono l'espressione dei sentimenti e delle emozioni; possiede il suo contenuto emotivo nollo stesso senso in cui il linguaggio ha il suo contenuto concettuale.

Analizzando l'aspetto spirituale della musica è indubbio che già in tempi remotissimi si è affermata l'idea fondamentale del potere mistico di un suono o di uno strumento. In numerosi passi della Bibbia si fa riferimento al potere divinatorio degli strumenti musicali; si parla di canti, accompagnati da strumenti e da danze, con i quali il “popolo di Dio” esprimeva coralmente i propri sentimenti di giubilo o di tristezza (Givanni Comotti., La musica nella cultura greca e romana, Torino, EDT 1991).

Gli studi di antropologia possono confermare che non esiste convivenze umana senza musica e l'importanza di questa arte la si deduce dallo studio delle mitologie, dei riti, delle filosofie dei diversi popoli.

Molti di essi considerano la musica un dono degli dei spesso identificati con strumenti musicali; ritengono che il suono, pur se originato da eventi naturali sia la voce degli dei che manifestano così la loro volontà.

Per questo la musica è presente nella mitologia di tutti i popoli primitivi: molti sono i miti greci, tra questi quelli di Ermete, inventore della lira da un guscio essiccato di tartaruga; di Orfeo che scese agli inferi cercando di ammaliare e possedere le forze infernali col potere del suono della sua lira ed altri (Surian Elvidio, Manuale di Storia della musica , Milano, Rugginenti Editore, 1991).

Il mito di Orfeo è stato sin dalle origini legato all'elemento musicale. In epoca moderna la storia del cantore solitario, capace di comunicare attraverso il suono della sua lira con gli animali della terra e le creature dell'oltretomba, è stato oggetto di innumerevoli versioni musicali. Tra queste quella di Monteverdi, tratta dalla Fabula di Orfeo di Poliziano, vide la luce a Mantova nel 1607; in questa Orfeo riceve il dono dell'immortalità da Apollo, ma il privilegio è un riconoscimento per la sua arte mentre come sposo gli tocca la stessa sorte degli altri uomini.

Nell'Orfeo la musica si presenta come figura allegorica nel Prologo per illustrare sinteticamente l'argomento della rappresentazione: si narra la storia del semidio Orfeo che col suono della sua lira e col suo canto riuscì ad ammansire anche le bestie feroci e a soggiogare le potenze dell'Averno.

 

Io la Musica son, ch'ai dolci accenti
so far tranquillo ogni turbato core,
et or di nobil ira, ed or d'amore
posso infiammar le più gelate menti.

Io su cetera d'or, cantando soglio
mortal orecchio lusingar talora
e in guisa tal de l'armonia sonora
de la lira del ciel più l'alme invoglio.

 

Il primo atto è ricco di elementi magico-simbolici legati all'ambito musicale: i pastori si raccolgono festosi attorno ad Orfeo ed Euridice per celebrare le loro nozze quando vengono intonate preghiere propiziatorie ed eseguite gioiose danze corali. Orfeo chiama gli astri a testimone della sua felicità ed Euridice gli fa eco:

 

Rosa del ciel, vita del mondo, e degna
prole di lui che l'aniverso affrena,
Sol, che'l tutto circondi e 'l tutto miri,
da gli stellati giri,
dimmi: vedeste mai
di me più lieto e fortunato amante?

 

Nel secondo atto Orfeo al culmine della felicità viene informato dell'improvvisa morte di Euridice e si propone di scendere nell'oltretomba per cercare di riportare Euridice in vita. Quando nell'atto terzo penetra nel regno degli Inferi e si imbatte in Caronte, il traghettatore delle anime dei morti, Orfeo tenta invano di impietosirlo. Ecco di nuovo la musica che fa da protagonista: Orfeo decide di provocarne il sonno intonando un'appropriata melodia sulla sua lira.

Quando però ritrova Euridice grazie all'intercessione di Proserpina presso il marito Plutone, re dell'Averno, e non riesce a coronare il suo sogno perché voltatosi a guardare la sua amata (e Plutone glielo aveva impedito), vede scomparire l'ombra di Euridice fra i morti e una forza sovrannaturale lo spinge a tornare solo sulla terra.

Anche la funzione drammatica attribuita agli strumenti in base alle loro caratteristiche è di importanza fondamentale: i flauti dritti, gli archi e gli strumenti a pizzico creano l'atmosfera bucolica, accompagnano i toni elegiaci; gli ottoni, i cornetti (sorta di trombe di legno) e il regale (piccolo strumento a tasto con funzione di bordone) dipingono il regno degli inferi.

La scena con Apollo il Dio padre di Orfeo che gli promette l'immortalità è coronata dal canto di entrambi mentre Orfeo sale in cielo dove potrà consolarsi ammirando l'immagine celeste di Euridice. La ritrovata felicità viene nuovamente espressa attraverso canti e danze dei pastori della Tracia con le ninfe.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

SURIAN E., Manuale di Storia della musica , Milano, Rugginenti Editore, 1991.

 

COMOTTI G., La musica nella cultura greca e romana, Torino, EDT 1991 (Storia della musica a cura della Società italiana di musicologia, vol. I).

 

BIANCONI L., Il Seicento, Torino, EDT 1991 (Storia della musica a cura della Società italiana di musicologia, vol. V).

 

MONTEVERDI C., Orfeo, John Whenham Editore, Cambridge: Cambridge University Press, c1986.

 

 

 

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