Angela Pugliese

La crudeltà delle parole nella letteratura francese per ragazzi contemporanea: “Le Fil Rouge” di Nicole Vidal.

In Le Fil Rouge (Nicole Vidal, Le Fil Rouge , Paris, Actes Sud, 2000), la vera protagonista è la guerra. In un'opera in cui il conflitto occupa un ruolo fondamentale, il lettore intravede una certa brutalità. In questo caso, ci poniamo una questione diversa: in che modo si scrive la guerra per i giovani? Si può realmente esprimere senza remore la violenza attraverso la parola in un'opera per ragazzi?

La violenza è presente nella letteratura per ragazzi.

La violence se manifeste de multiples façons, par une parole, par un geste, elle peut être préméditée ou immédiate, physique ou/et morale. Des enfants peuvent être maltraités. Des jeunes peuvent être confrontés à l'exhibitionnisme, à la pédophilie, à la prostitution (R. Causse, Qui a lu petit, lira grand , Paris, Plon, 2000, p.141).

Le pagine iniziali del testo si aprono per l'appunto con una citazione del Canto delle Valchirie , in cui il lettore ritrova una certa brutalità:

Voyez, notre trame est une nuée d'où pleut du sang,

Nos trames grisâtres sont tendues

comme des javelots qu'on lance.

Nous, les amis d'Odin, le tueur d'hommes,

Nous y ferons passer un fil rouge ...

 

Il lettore si trova subito immerso, prima ancor di iniziare l' incipit del romanzo, in un luogo in cui il cielo del suo immaginario lascia cadere una pioggia rossa, spessa, inquietante: delle gocce di sangue cadono sulle pagine letterarie.

Il verbo “lancer” suggerisce un movimento brusco. Improvvisamente impone l'immagine di uno strumento di guerra che serve a ferire e ad uccidere: il ”javelot” . La trama è “une nuée” che non offre il biancore di un clima sereno. Essa è “ grisâtre”, pronta a liberarsi della grande quantità di sangue che la riempie. E' una trama di guerra, di conflitto, di violenza nella quale degli uomini moriranno. Essa è “tendue” : l'aggettivo già indica l'atmosfera che domina la scrittura. Non si ritrova calma, ma una tensione forte che coinvolge il lettore. L'espressione “le tueur d'hommes” evoca l'immagine di qualcuno che occupa la maggior parte del suo tempo ad assassinare i suoi simili: un mostro per l'immaginario dei giovani, l'orco delle fiabe.

L'immagine dell'orco non provoca solo paura, ma anche una sensazione di grandezza. L'orco impone la sua superiorità rispetto agli uomini comuni: può uccidere. Decide della vita altrui: ha un potere immenso. E' portatore di un'energia. Il verbo “lancer” esprime una forza e conduce all'apice dell'intensità nella scrittura, trasmettendone il vigore.

Questa efferata violenza diventa forza delle parole. Il lettore si lascia permeare da questa brutalità, spinta alle estreme conseguenze, che impedisce qualsiasi giudizio morale e permette di godere della bellezza della scrittura.

La crudeltà della guerra diventa protagonista.

Le souffle terrible de la guerre s'engouffra dans l'appartement. Il ne se passait de jours que Rosalie et Augustine ne parlassent des atrocités allemandes: massacres, viols, amputations de mains d'enfants ( Fil , p.28).

Il “souffle” che evoca in generale qualcosa di leggero, in questo caso è “terrible” . La scrittura mostra al lettore le “atrocités” commesse dagli uomini, seguendo una lista: l'adolescente immagina “massacres” , “viols” . “L'amputation des mains” seguente colpisce particolarmente i bambini: il giovane lettore, attraverso il processo d'identificazione, si sente più vicino alle vittime innocenti della brutalità degli adulti.

Sans compter les blessés, les amputés d'un membre ou de quelque chose là, dans la tête ou dans le coeur qui fait qu'ils seront plus jamais heureux, même s'ils font avec ( Fil , p.25).

La forza grandiosa e crudele della guerra risiede nel fatto che cambierà gli uomini che l'hanno fatta senza conceder loro la possibilità di ritornare indietro. Se saranno gli stessi nei corpi, non lo saranno nelle anime. E' come se fosse un percorso dal quale non si può più uscire: una strada troppo stretta che non consente più di fare marcia indietro per rientrare.

La violenza non è soltanto quella delle parole: è anche quella che oppone le parole tra di loro e crea una guerra interna alla scrittura, crudele come qualsiasi conflitto, costruendone la specificità e la bellezza. Il campo di battaglia è la pagina letteraria.

Dans ces moments, il haïssait sa soeur Marthe et son frère Rémi que son père aimait ( Fil , pp.10-11).

I verbi “haïr” e “aimer” mettono in contrasto due sentimenti opposti nello spirito del lettore. E' come se ci fosse una guerra di sentimenti sulla scena romanzesca. Questo conflitto sottolinea la contraddizione di due temi, odio e amore, che si contendono Marthe e Rémi, territori da conquistare.

Qualche pagina dopo, il contrasto oppone due stati d'animo differenti: la paura ed il coraggio.

La peur, c'est juste une première idée qui te vient parce que tes forces ne sont pas bien rassemblées. Rassemble tes forces, bande tes muscles, serre les mâchoires, regarde l'adversaire et je te parie que la deuxième idée qui te viendra, c'est le courage ( Fil , p.18).

La paura si oppone al coraggio, come la frase negativa “tes forces ne sont pas rasseblées” è in contrasto con l'imperativo “rassemble tes forces” . La “première idée” è contraria alla “deuxième” . Questo passaggio è la scena di un conflitto. “ Rassemble tes forces, bande tes muscles, serre les mâchoires, regarde l'adversaire” : imperativi che fanno immaginare al lettore un personaggio che si prepara a mostrare tutta la sua crudeltà sul campo di battaglia contro il suo nemico. L'uso di “adversaire” sottolinea questa sensazione.

Questa guerra di parole diviene un conflitto di colori, un contrasto che oppone il nero al bianco.

C'est écrit, noir sur blanc, alors où sont les mille morts? ( Fil, p25).

Questo contrasto che non risparmia i colori, passa chiaramente attraverso la scrittura. Più precisamente il contrasto è nell'atto di scrittura: il nero dell'inchiostro si oppone al bianco della pagina letteraria. Su questa pagina si cercano dei morti, le vittime reali della crudeltà dei loro simili: si vedono degli uomini che nascono per combattere e diventano macchine per uccidere.

In Nam de la guerre (Nicole Vidal, Nam de la guerre , Paris, Actes Sud, 2000), ritroviamo ancora una volta la descrizione di un universo in cui l'essere umano non ha rispetto per la vita altrui. Nam guarda il suo villaggio occupato dai soldati, poi dai Viêt-cong, con gli occhi curiosi di un bambino spensierato. La guerra, tuttavia, obbliga il bambino a crescere più in fretta. Così, diventa un attore del combattimento per la liberazione del Viêt-nam. E tuttavia, in questo racconto di guerra, in cui il conflitto è protagonista, possiamo ancora ritrovare una meravigliosa definizione della pace:

la paix ressemblait à l'heure du soleil couchant, au soir d'un beau jour sans nuages: un vol d'oiseaux qui traverse l'air où déjà se coule la nuit, le murmure des roseaux bruissants où coassent les crapauds-buffles, la note claire du gong de la pagode et, sur chaque seuil, les famillles assises nonchalamment dans un bonheur tranquille auprès d'un bol de thé vert, tandis que les senteurs de soupe chaude rejoignent, par les portes ouvertes, le parfum délicat des fleurs de frangipaniers ou autres fleurs de saison. Douceur et joie au coeur, c'était cela la paix ( Nam de la guerre , p.7).

 

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