Angela Pugliese

Un anno di “ApertaMente” all'insegna della ricerca sull'arte.

Eccoci arrivati al primo compleanno di “ApertaMente”, di cui sono caporedattore dalla nascita. Scelgo proprio questa occasione per manifestarmi al lettore al di là dei miei contributi critici, dei miei articoli più o meno scientifici.

“ApertaMente” nasce dall'esigenza mia e del Direttore Antonio Turi di interrogarci sull'arte oggi. Prima di dare il via al progetto, ci sono stati diversi incontri preliminari per accordarci su come iniziare e procedere all'interno di un campo così vasto, su cui molto era stato detto, ma ancora tant'altro vi era da dire...

Durante questi incontri ho sempre manifestato la mia intenzione di lasciare che la scelta dei contributi fosse libera ed eterogenea. Mi spiego più chiaramente. Nel mio modo di vedere le cose, non era indispensabile che tutta la redazione condividesse la stessa idea di arte, anzi questo per me era da evitare. Non volevo un lavoro accademico, quindi di scuola di pensiero, ma una rivista libera dove ognuno potesse manifestare gusti e opinioni (in quest'ottica abbiamo scelto di non uniformare le note, non volevamo che la testata si presentasse neanche sotto il profilo della forma come un lavoro accademico ma, al contrario, ogni redattore formula la nota a modo suo). La scelta della redazione “stabile” si è affidata dunque alla qualità delle esperienze professionali dei redattori, ma ancor oggi invitiamo i lettori ad inviarci contributi via email per arricchire il nostro dibattito. Nella diversità di opinioni vi è sempre un arricchimento. Poco ci sarebbe da dirsi se la pensassimo tutti allo stesso modo sull'arte, sulla politica, sull'etica, sulla vita...

Prima di arrivare a chiederci cosa fosse l'arte, domanda che ci poniamo solo dopo un anno, ci è sembrato più sensato parlare di opere d'arte in campo letterario, musicale, cinematografico e così via.

Veniamo alla mia personale idea di arte. Ho iniziato a formarmi un'idea dell'oggetto artistico, in campo strettamente letterario, negli anni del mio dottorato di ricerca, anni in cui ho fatto parte del GREC. Nell'ambito di questo gruppo di ricerca e seguendo le lezioni del mio docente tutor, mi sono fatta l'idea che un'opera potesse essere ritenuta artistica quando le parole scelte hanno un forte potere di evocazione ed il loro incastro è sapiente (se al posto di “documenti nascosti”, uso “documenti insabbiati” farò immaginare mare, sabbia e deserti al lettore...”) e quando siamo in presenza di archetipi (nodi attraverso i quali la griglia della letteratura deve obbligatoriamente passare): in qualsiasi romanzo ritenuto artistico, ritroveremo l'amore, anche in un solo rigo o la sofferenza. L'archetipo nella mia idea è, dunque, molto diverso dal tema: un romanzo potrebbe essere sulla disoccupazione (tema) e se è “artistico” potrebbe contenere tutta una serie di archetipi (dolore, amore e così via).Un'altra idea che devo ai miei anni nel GREC è che l'arte abbia il potere di svelare verità inconfessabili, idea a cui si ispira il mio contributo critico di questo numero.

Nelle fasi iniziali del lavoro di “ApertaMente”, Antonio Turi ed io ci siamo seriamente confrontati sulla nostra idea di arte e durante questo incontro, non ho potuto che arricchire questa mia visione, nutrendomi della sua opinione: siamo in presenza di arte quando, in un punto preciso, l'universale incontra il particolare. A tutto questo si aggiunge la forma. Fatto salvo che per me non si può prescindere dalla “spinosa questione forma”, che uno scritto non è un raccontino tra due amici, ma che la scelta delle parole deve essere curata e in questo senso forma e contenuto sono tutt'uno e inscindibili (ogni parola deve saper raccontare, suggerire parte della storia), ho riflettuto lungamente sulle parole del nostro Direttore, che meglio di me saprà esprimere la sua idea di arte negli editoriali. Quando nel racconto di una voce narrante estranea e lontana dalla nostra esistenza e dal nostro vissuto ritroviamo qualcosa di noi, allora vi è una condivisione alta dell'esperienza umana, allora l'arte diventa vita, la vita è arte: la pagina respira come un corpo, le parole sono arterie, cuore e polmoni, lo sguardo del lettore è aria e ossigeno che filtra, che penetra profondamente e si lascia permeare da questo organismo altro, in un solo attimo tutt'uno con noi.

Un'ultima precisazione vorrei fare sulla nostra testata: in questo anno siamo sopravvissuti con risorse zero: grazie alla redazione che scrive per il semplice piacere di scrivere, grazie al grafico Marco Fortunato che crea le sue copertine ad ogni numero per il piacere di creare e grazie al webmaster per l'amichevole collaborazione. In questa ottica, perdonateci per le imperfezioni e le imprecisioni della testata. Nonostante l'impegno e la cura, vogliate considerare che tutti noi siamo impegnati per passione e per necessità in altri lavori che ci portano via tempo e fatica. Cercate di apprezzare la nostra puntualità nel rispettare l'impegno preso con i lettori e l'entusiasmo che tutti noi impieghiamo nella ricerca sull'arte. Grazie a tutti i nostri lettori per averci seguito. Auguro a tutti voi un felice anno nuovo...

 

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