Antonio Turi

Editoriale

Guardate dietro ogni uomo di successo e troverete una donna, è stato detto. Forse l'autore di questa massima voleva solo far notare che l'equilibrio di un uomo in carriera necessitava della forza e della presenza femminile. A noi invece piace intendere questa affermazione in modo molto più ampio, e cioè che a governare il percorso dei grandi uomini c'è sempre stata la sagacia di una testa femminile.

Quando poi si prova ad allargare il campo alla storia dell'arte, il discorso si complica ancora più.

E dire che invece proprio il fatto che alle donne è stato molto spesso interdetto il cammino artistico avrebbe dovuto farci capire quanto il loro pensiero poteva aver ispirato quello di artisti celebri. Invece niente. Si è preferito rincarare la dose codificando una presunta incompatibilità fra la femminilità e l'arte. Salvo alcuni casi trasformati nell'eccezione che conferma la regola, vedi Saffo.

Per fortuna man mano che nelle ricostruzioni storiche ci avviciniamo ai nostri giorni, siamo stati capaci di strappare qualche velo e ricostruire sorprendenti verità. La prima che ci viene in mente è quella di Camille Claudel, strumentalizzata dal suo maestro ed amante, Rodin. Ma anche Diego Rivera non è stato tenero con Frida Kalo, mentre a voler studiare il fenomeno con calma, subito altri casi più o meno eclatanti emergono dal limbo della nostra memoria, cominciando da quello di Artemisia, vittima di padre ed amante.

Il femminismo degli anni '70 ha saputo porre il problema della specificità artistica femminile in un modo forse un po' barricadero, ma certamente importante ed efficace. Si deve al femminismo se si è cominciato a parlare di specificità della scrittura femminile, di capacità artistiche delle donne.

Proprio grazie al femminismo interrogarsi oggi sulle donne e l'arte significa doversi confrontare con una miriade di contributi e di tesi di difficile catalogazione.

Apertamente ci prova comunque. E come sempre chiede aiuto ai suoi preziosi collaboratori.

Parte dall'interno dell'arte Maria Cristina Consiglio, che dopo una rapida disamina sulle trasformazioni che la descrizione della donna ha subito nelle opere artistiche, analizza quella che ritiene essere l'eroina per eccellenza nella visione di Shakespeare, cioè Cordelia.

La donna come persona e artista tra identità ed evoluzione si intitola invece l'intervento di Davide Mezzina, che con rapidi tratti ci ricorda come le donne abbiano saputo evolversi fino a mettere se stesse al centro della riflessione artistica.

Palma Laera resta come suo solito nel campo musicale e analizza l'evoluzione della figura femminile in Giacomo Puccini, partendo da quella Manon Lescaut che perfettamente si situa nella tradizione delle eroine femminili che muoiono o impazziscono per amore, tradizione cominciata con la Lucia di Lammermour di Donizzetti, per arrivare alla algida freddezza di Turandot.

Molto ricca, in questo numero di Apertamente, la sezione dedicata alla poesia.

A Silvana Tittarelli, ospite fissa della nostra rivista, si aggiungono Nicola Abbattista e Beppe Rossini. Poesie per chiudere perché in fondo, mai connubio fu più perfetto di quello fra la donna e la poesia.

 

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