Davide Mezzina

La donna  come persona e artista tra identità ed evoluzione

 

Il binomio donna – arte da sempre accompagna l'essere umano nella sua esperienza di vita perché la donna come mito, ma anche come essenza di vita, compagna, costituisce una fonte di inesauribile ispirazione artistica. Alla figura femminile il privilegio di incarnare quindi quanto di più astratto, ma concreto non si possa ridurre ad esposizione matematica, a codice universale, a filosofica enunciazione, perché in essa risiede il mistero della passione, la ricerca vana della ricetta della felicità assoluta .  E' però solo con Freud e con lo studio della psicanalisi che l'universo femminile viene indagato e scoperto in tutte le sue molteplici forme. In altri termini solo con Freud la donna diventa da oggetto da rappresentare e di desiderio a soggetto che rappresenta e desidera.

Ebbene sì, anche e soprattutto donne artista, che nell'ottica di una cultura moderna e paritaria, si sentono libere di poter disporre e farsi interpreti di un personale interesse, utilizzando spesso la propria immagine per scoprire una realtà interiore per certi aspetti ancora oscura e controversa.

Di esempi femminili in questo senso ce ne sono in grande copia a partire da Simone de Beauvoir che  ne "Il secondo sesso" afferma che conoscere se stessa, per una donna è una prassi difficile, visto che tutte le identità proposte dalle culture passate sono alienanti, mortificanti, atte a registrare uno stato di minoranza sociale e culturale.  
Pertanto la donna moderna deve cercare di non essere più l' "altro" dell'identità maschile, ma scoprire che cosa è veramente la sua individualità, vivendola, indagandola per definirne la forma ed una sua più peculiare identità fatta di  forma e sostanza.

A tale proposito mi pare opportuno ricordare una delle donne artiste che più ha combattuto perché la donna fosse considerata soggetto di arte e non solo un oggetto che è Elena Gianini Belotti la quale nel suo percorso artistico ridisegna la nuova identità femminile in opere quali: “Dalla parte delle bambine”, in cui fa emergere l'influenza dei condizionamenti sociali nella formazione dell'identità femminile e nel suo ultimo capolavoro dal titolo “Prima della quiete”, in cui attraverso la storia della maestra di inizio novecento Italia Donati si fa interprete di  tutti quei pregiudizi di cui le donne sono oggetto e fanno scaturire maldicenze, invidie, e non ultimo rapporti di potere basati sulla possibilità di concedere un lavoro dignitoso ad una donna in cambio del quale la donna deve donare il proprio corpo pena l'esposizione al pubblico ludibrio. E al disonore che da sempre costituisce remora insuperabile per le donne si affianca la beffa del giudizio morale della società di un paesino  di inizio novecento  la quale incurante dell'animo di una  giovane donna sanziona senza pietà ipotetici comportamenti negativi.


Dal quadro appena tratteggiato emerge come la donna abbia modificato la propria identità e il proprio ruolo sociale e cioè viene anche evidenziato da Papa Giovanni Paolo II nella lettera alla donna in cui afferma : “in questo epocale momento di transizione, di crisi e di confusione, un nuovo femminismo, come la bussola da seguire per non perdere se stessa e il senso della sua stessa vita”. Un femminismo che della donna sappia accogliere e valorizzare tutto: la sua capacità generativa, la sua capacità di accoglienza, di prendersi cura, di farsi carico, di amare. La sua capacità di realizzare se stessa in famiglia e nella società. Non c'è contraddizione - afferma il Papa in una prospettiva pienamente cristiana che tutto valorizza e tutto tiene - tra la possibilità per la donna di realizzare se stessa in ogni campo della società, nella professione, nell'impegno sociale, politico, nell'arte, ovunque, e la possibilità di essere pienamente donna nella famiglia, come madre, come moglie. 
Molti sono i condizionamenti di tipo culturale, ideologico, strutturale che la donna ancora incontra in questa nostra società. La strada da percorrere perciò non è facile, è lunga e in salita. Ma è fondamentale che la donna non la percorra da sola. Questo il femminismo non l'ha capito. Le donne non possono riferirsi soltanto a sé , rinchiudendosi nel ghetto dell'autoreferenza, come hanno fatto finora. Ne deriva una donna che diviene arbitro di se stessa ed anche della società in cui non subisce il cambiamento, ma lo progetta e lo dirige e lo attua in modo consapevole e autorevole.


 

 

TORNA ALL'INDICE