Davide Mezzina

Carmen Tarantino, Parola e arte: il rovescio del reale

Tra i nostri redattori, “ApertaMente” ha il piacere di ospitare Carmen Tarantino che ci auguriamo continui a collaborare con noi anche nei prossimi numeri e che presentiamo brevemente ai lettori. L aureata in pedagogia e materie letterarie, è dottore di ricerca in discipline linguistiche filologiche – letterarie. Attualmente insegna lettere nella scuola media.

L'inesistenza della parola ‘scritta' presso le civiltà contadine e nelle culture orali attribuiva alla parola ‘detta'  una forza straordinaria. La parola d'onore , espressione ormai anacronistica e desemantizzata  sanciva proprio la sacralità della parola orale. Con la parola si creava e ancora oggi si crea il mondo, si dà vita alle cose e gli Uomini vengono strappati all'indistinto. La parola con la sua forza  dà la vita ma anche il suo contrario, il suo rovescio, la morte: parole vive e parole morte. La parola orale è mutevole ed evanescente e non dà garanzie nel tempo. Nasce, esiste nel momento in cui si relaziona all'oggetto o all'idea ma poi muore ( Verba volant, scripta manent)

Nelle culture orali raccontare il mondo significa creare il mondo così com'è e contemporaneamente autorizza il suo rovesciamento. L'Arte, che della Parola coglie tutte le sfaccettature e se ne  serve a vari livelli, è l'espressione più adatta a rovesciare il reale.  La Poesia, il Teatro ma anche la Cinematografia e la Pubblicità,  riescono in questa operazione e  realizzano simultaneamente il detto e il non detto, il vero e il falso, il visibile e l'invisibile ( che del visibile altro non è che una cavità), il corpo e il pensiero. Pensare a un mondo diverso quasi ‘rovesciato' rispetto  a quello in cui viviamo è sempre stato, in fondo, un modo per trovare la forza di accettare quello in cui si  è costretti a vivere e  tutto ciò sin dall'antichità più remota. Solo la dimensione  artistica permette questa avventura. Soltanto l'Arte consente di immaginare mondi in cui le regole sono capovolte: gli animali parlano e comandano agli uomini, i potenti obbediscono agli umili.

Rappresentazioni di un “mondo alla rovescia” si possono rintracciare già in alcuni papiri egizi o nei Libri Sibillini dell'antica Roma. E non sono certo gli unici esempi. Le  culture non appartenenti alla civiltà occidentale – le isole della Nuova Guinea, ad esempio, dove si racconta: ‘A Tuma siamo tutti  capi, siamo belli, abbiamo orti lussureggianti e nessun lavoro' -  sono ricche  di  immagini di mondi alla rovescia.

E' nell'Arte che l' Uomo diventa Donna , i poveri regnano e i ricchi mendicano. Ed ecco allora  che il rovesciamento è sovversivo e proprio perché è tale dura, proprio come la Parola, il tempo di un film o di un canto.

 Ma il fascino di tutte le relazioni che così si creano risiede in una dicotomia che è soltanto apparente. Viene da pensare all'estetica hegeliana: l'arte si solleva al di sopra del punto di vista dell'intelletto e del finito che  gli è necessariamente connesso. Per l'intelletto, il soggetto e l'oggetto sono ugualmente finiti perché esterni e opposti l'uno all'altro e quindi reciprocamente limitatisi. Il soggetto e l'oggetto si compenetrano e fanno tutt'uno. L'oggetto non è più una realtà esterna e indipendente perché è la manifestazione del concetto cioè della soggettività stessa; il soggetto non si contrappone più all'oggetto ma si realizza nell'oggetto  che fa tutt'uno con esso. Ne risulta  soppresso il riferimento puramente finito dell'oggetto, che riconosceva in  questo soltanto un mezzo utile per fini esteriori, un mezzo che si opponeva alla loro esecuzione in modo privo di libertà, o era costretto ad assumere in sé quei fini estranei. Ed è nello stesso tempo soppresso il non libero riferimento del soggetto, perché questo rinunzia alla distinzione tra le proprie intenzioni soggettive e il materiale e i mezzi esterni, e cessa, nella realizzazione delle intenzioni soggettive mediante gli oggetti, di attenersi alla relazione finita del semplice dover essere, perché ha davanti a sé il concetto e il fine perfettamente realizzati. 

Quando l'espressione artistica si esaurisce torna l'ordine, ma in questo equilibrio rimane l'odore di un altro mondo possibile fuori dal tempo logico della normalità, dell'ovvietà, un tempo uguale e contrario, un mondo alla rovescia, dove il vero protagonista  non è  l'Uomo ma il suo riflesso.



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