A. Pugliese

“La rivière à l'envers” di Jean-Claude Mourlevat: un capovolgimento di immaginari?

La rivière à l'envers (J.C. Mourlevat, La rivière à l'envers , Paris, Pocket Jeunesse, 2000) è un romanzo per ragazzi sul viaggio del piccolo Tomek, che per amore di una misteriosa sconosciuta, parte alla ricerca del fiume Qjar. L'acqua del fiume, che offre l'immortalità, scorre al contrario: la sorgente è nell'Oceano e risale verso la Montagna Sacra.

Al di là degli avvenimenti legati al caso, l'esistenza umana segue un corso regolare e preciso, dalla nascita sino alla morte, corso che corrisponde ad un ordine universale stabilito. Anche i fiumi scorrono dalla sorgente sino alla foce. Nell'ambito artistico, tuttavia, un fiume  ha il potere di rovesciare quest'ordine apparente: la sorgente diventa l'Oceano - fine naturale di tutti gli altri fiumi - e scorre verso una Montagna. Se la vita umana termina naturalmente con la morte, l'acqua di questo fiume alla foce non può che offrire il contrario: la vita eterna.

Il fiume ha, d'altronde, un forte peso simbolico che si può difficilmente ignorare.

L'écoulement des eaux est à la fois celui de la Possibilité universelle, des formes, de la fertilité, de la mort et du renouvellement. Le courant peut représenter la vie et la mort. La descente vers l'Océan est le rassemblement  des eaux, le retour à l'indifférenciation, comme la remontée est le retour à la Source divine, au Principe; la traversée est celle d'un obstacle qui sépare deux domaines: le monde phénoménal et l'état inconditionné, le monde des sens et l'état de non attachement. La rive opposée est l'état qui est par-delà l'être et le non-être (J.Chevalier, A.Gheerbrant, Dictionnaire des symboles , Paris, Seghers, 1974, p.331).

Il fiume è metafora dell'esistenza umana. La sorgente rappresenta la nascita e la foce la morte, ma se si invertissero i due poli della nostra vita (la morte non è che assenza di esistenza, come prima di nascere), ci si ritroverebbe davanti ad una nascita perpetua, davanti all'immortalità. Questo è il percorso del fiume Qjar, il fiume al contrario che è co-protagonista, insieme a Tomek, del romanzo:

Et puis je suis à la recherche de la rivière Qjar [...] c'est une rivière qui coule à l'envers [...] et si on arrive à la remonter jusqu'au bout, en haut d'une montagne qui s'appelle la Montagne Sacrée, eh bien, on peut prendre de son eau et cette eau empêche de mourir ( rivière , p.55).

Se questo fiume dell'immortalità scorre al contrario, tutto un gioco di rovesciamenti di senso possibili può aver luogo nell'immaginario che le parole creano nel corso del viaggio alla ricerca della sua acqua.

Les parfums rendent fou. Ils vous montent à la tête et on se met à délirer. On a des hallucinations. C'est très agréable et très drôle, mais sans doute qu'on en meurt si on continue [...] il m'a ramenée [...] là où les parfums sont moins violents ( rivière ,pp.54-55).

La valanga di fiori della prateria produce un profumo così potente da considerarlo “violento”. Se l'uso di questo aggettivo all'interno di un discorso sui fiori crea uno sconvolgimento nell'immaginario che evocano, un cambiamento si produce anche nel modo di trattare la violenza. Non è più percepita come totalmente negativa: il delirio, le allucinazioni e la follia che genera sono piacevoli e divertenti, due aggettivi con forti connotazioni positive. Produce, inoltre, gioia e felicità fino all'ebrezza. Ma come qualsiasi ebrezza, spinta all'estremo può uccidere attraverso questi fiori profumati.

I fiori perdono qualsiasi delicatezza e divengono assassini che uccidono con un'arma non conforme, con il loro profumo, che è violento come qualsiasi coltello o pistola. In queste righe, una verità difficilmente confessabile si fa visibile: è come se la voce narrante volesse suggerire che anche qualcosa di bello e di delicato può mettere in pericolo una vita umana, che anche un fiore nella sua delicatezza può uccidere.

2. Grazie al suo profumo o ai suoi colori, il fiore è generalmente associato alla gioia e alla felicità. Inoltre, come qualsiasi regalo possibile, evoca l'allegria e la spensieratezza della festa.

Pour Novalis la fleur est le symbole de l'amour et de l'harmonie caractérisant la nature primordiale; elle s'identifie au symbolisme de l'enfance et, d'une certaine façon, à celui de l'état édénique ( Dictionnaire des symboles , p.328).

In questo romanzo, al contrario, i fiori divengono mezzo per ornare una tomba.

Ce ne sont pas les fleurs qui manquaient pour décorer la tombe ( rivière , p.54).

La tomba, che rappresenta la morte, rinvia generalmente alla sofferenza, alla perdita, al dolore e all'oscurità. Il legame fiori/sepoltura produce un cambiamento considerevole nel modo di percepire i fiori all'interno del romanzo, dove vi è, d'altronde, un'inversione anche nel modo di descrivere la tomba: è come se i fiori assorbissero la negatività della sepoltura che, al contrario, si impadronisce della loro consueta allegria.

La tombe de Pitt était toute simple [...] Des fleurs blanches y avaient poussé toutes seules et cela faisait la plus charmante petite sépulture qu'on puisse voir, aussi joyeuse sans doute que Pitt avait été joyeux dans la vie ( rivière , p.68).

Attraverso la ripetizione di “gioiosa” e “gioioso”, un senso di felicità si impone nella descrizione della sepoltura. La tomba è descritta quasi come un'abitazione attraverso l'uso degli aggettivi “semplice” e “piccola” che si utilizzano spesso quando si parla dell'alloggio di un qualsiasi celibe. Il corpo di Pitt, nella sua solitudine, non è diverso rispetto ai corpi vivi dei più moderni “singles”; completamente proiettati in una vita frenetica, si stendono soli nei loro letti durante la notte. Questa descrizione di tomba, simile alla residenza di un essere vivente, sottolinea la normalità della morte che fa parte del corso naturale dell'esistenza umana.

Non rappresentando che la dimora del corpo spento mentre l'anima si libera del peso fisico, una tomba non è abitualmente descritta attraverso gli aggettivi “charmente” et “joyeuse”: “charmante” suggerisce che c'è probabilmente un certo interesse, una sorta di curiosità rispetto ad una  dimensione sconosciuta che non deve spaventare, perché fa parte del percorso naturale della nostra esistenza. In questo romanzo, una sepoltura, generalmente presentata in un modo triste e sobrio, è “charmente” e “joyeuse” così come un fiore, comunemente dispensatore di gioia e felicità, diviene un modo di ornare una tomba. Che sia portato o nasca spontaneamente, il fiore è associato alla morte.

Imagine un océan  de fleurs [...] une avalanche de parfums. Pitt était comme ivre. J'ai couru pour venir l'embrasser et c'est là que j'ai vu qu'il était mort. Sa tête avait heurté la seule pierre de la prairie ( rivière , p.53).

Nella rappresentazione della morte, si ritrova ancora un capovolgimento. Di solito, la parola “morte” ha un senso negativo e rinvia all'immagine delle lacrime. In questa opera, si libera di qualsiasi negatività: il vecchio e saggio Icham rifiuta, infatti, sia l'acqua del fiume, sia la vita eterna. Inoltre, essa non è più strettamente legata all'immagine delle lacrime.

On ne pouvait pas mourir plus heureux [...] J'ai décidé que je ne pleurerais pas, que je ne pleurerais plus jamais et qu'au contraire je continuerais à célébrer la vie comme avant, comme avec lui ( rivière , pp. 53-54).

L'incastro del verbo morire con l'aggettivo “felice” non sconcerta  il lettore e produce, al contrario, l'esatta dimensione della normalità della morte. Le due frasi negative esprimono l'assenza di lacrime e “au contraire” segna il contrasto tra quel che bisogna e quel che non bisogna fare rispetto alla morte. Se da un lato non bisogna piangere, dall'altro bisogna continuare “à célébrer la vie”.

La morte non è più assenza, mancanza. Essa offre qualcos'altro all'uomo: una dimensione nuova, più leggera, liberata dal peso del corpo che si trascina e di cui l'uomo diventa schiavo. E come quando ci si libera di qualsiasi schiavitù, l'essere umano ne ricava un senso di libertà e di leggerezza estrema.

Quand je mourrai, Tomek, pleure un peu si tu ne peux pas faire autrement, mais pas trop longtemps, s'il te plaît. Tu viendras peut-être de temps en temps sur ma tombe, alors dis-toi bien que je ne serai plus là. Si tu veux me voir, il faudra te retourner. Tu regarderas les rangées d'arbres dans le vent, la flaque d'eau où le petit oiseau boit, le jeune chien qui joue, c'est là que je serai, Tomek. Voilà, ne l'oublie jamais ( rivière , p.187).

 

 

TORNA ALL'INDICE